I CAPRICCI: i NO o i SI che aiutano a crescere

Centro di Psicologia per infanzia e adolescenza Milano COME AFFRONTARE I CAPRICCI DEI FIGLI
Per un genitore oggi è molto difficile dire NO ai propri figli.
Questo succede per vari motivi ma principalmente perché il NO è associato ad un atteggiamento dispotico e aggressivo.
Altre volte il NO diventa una modalità ripetitiva di interazione con il figlio che a poco a poco, bisogna dirlo, diventa refrattario a qualunque
divieto oppure chiuso e inibito.
Credo che ognuno di noi sia stato testimone della classica scena al supermercato nella quale c’è il bambino che chiede alcune cose e la mamma non vuole accontentarlo..in una excalation di toni che culmina in un pianto disperato, tra gli sguardi giudicanti dei presenti e che spesso finisce con la fuga.  
Oggi assistiamo al boom dei manuali di istruzioni per genitori.
Libri, riviste, programmi televisivi con i quali i genitori cercano disperatamente una formula magica che li trasformi in genitori perfetti.
I genitori sono sempre più insicuri rispetto al loro ruolo e rispetto le loro risorse educative.  
Dire di si o dire di no?
E’ un dibattito acceso anche tra gli psicologi .

La brutta notizia è che i genitori perfetti non esistono.
La bella notizia è che i genitori perfetti non aiutano i figli a crescere. 
Sicuramente le richieste dei bambini oggi sono molto pressanti e i genitori fanno fatica a dire di no e mettere dei confini e delle regole.
Oggi i bambini sono molto diversi rispetto ai bambini di qualche decina di anni fa, risultato anche di una pressione continua da parte dei media.
Secondo Asha Phillip “I No aiutano a crescere”.
I bambini per crescere hanno bisogno di regole chiare e precise e i NO sono indispensabili per la loro crescita, anche se ciò comporta una certa dose di fatica per un genitore.  
Un bambino deve confrontarsi con la realtà e la frustrazione.
Il limite è importante perché il bambino deve imparare a tollerare la frustazione, ad attendere, ad avere pazienza.
Il bambino deve imparare che la realtà è un’altra cosa rispetto alla fantasia. 
Nella mente di un bambino tutto è possibile e realizzabile, i bambini si sentono onnipotenti nei loro pensieri e nelle loro richieste, così come sentono onnipotenti i loro genitori nel realizzarle. Un genitore che davanti ad una richiesta pone un confine è sentito come qualcosa di inaccettabile.  
E’ per questo che le reazioni dei bambini ai NO sono cosi forti.
Per esempio ai primi passi, sorge anche la necessità di porre al bambino dei limiti, sia per garantire la sua sicurezza, sia per conciliare i suoi comportamenti con i bisogni e i ritmi del resto della famiglia.  
A questa età i bambini comprendono solo cose molto concrete, non rimproveri astratti o esortazioni.
Capiscono benissimo che non devono saltare sul divano buono se la mamma, appena lo fa, prontamente dice «No» e tira giù il bambino dal divano.
Tutte le volte; perché lo rifarà comunque più volte, prima di imparare.
Quello che noi psicologi sosteniamo è che le regole per un bambino devono essere proporzionate all’età.
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Attorno ai 3-4 anni le regole devono essere poche e chiare. (il sonno..il cibo..per esempio ) 
Queste poche regole devono essere condivise e veramente sentite da entrambi i genitori.
Altrimenti il segnale è di estrema confusione.
Il bambino ha bisogno di avere dei confini e dei limiti ben precisi.
Un No, detto in maniera decisa ma non aggressiva, può essere un regalo che facciamo ai nostri bambini perché gli trasmettiamo un senso di realtà, sicurezza, protezione, unità, creatività.
Non dobbiamo trascusare però l’importanza dell’ascolto e della consapevolezza di un genitore in rapporto al capriccio del figlio.
Renato Palma, risponde con “I SI che aiutano a crescere”
Un SI’ permette di instaurare una buona relazione, rispetto, autonomia, fiducia, libertà, un rapporto paritario, permette di trasmettere capacità di accompagnare piuttosto che contrastare, dare soluzioni piuttosto che imporre limiti.
La richiesta più profonda del bambino è accompagnamento, tempo, amore e disponibilità non regole ferree e limiti invalicabili.
Le regole sono necessarie ma non devono essere imposte, piuttosto costruite assieme ai nostri bambini.
Bisogna essere gentili con i bambini.
L’uso della forza nella relazione con i bambini andrebbe ripensata e in un regime dittattoriale possiamo formare solo dittatori o dei ribelli.
Voi quante volte al giorno rimproverate vostro figlio?
Da qualche parte ho letto una di quelle statistiche dell’ultim’ora che diceva una volta ogni mezzora.
I No vanno bene ma con parsimonia.
Il rischio è quello di assuefare il bambino, che stordito di NO, non li ascolta più.
Un divieto può essere rivolto in positivo.
Invece di dire «Non stare in cucina», meglio dire «Stai in salotto».
La parola «No» è facile da pronunciare, ma attenzione a non inflazionarla.
Invece di dire “non bisogna parlare tutti in una volta in classe” la mestra potrebbe dire “si parla uno alla volta”.
In questo modo oltre al divieto (sottointeso) ho dato la giusta alternativa. Invece di limitare e basta do una possibilità.  
Per ESEMPIO:
Se il bambino sta lanciando pietre, dirgli «Non si lanciano le pietre» servirà a poco; funzionerà molto di più far sparire le pietre dalla circolazione, oppure trattenere la mano del bambino, o meglio ancora, proporre un’alternativa: «Perché invece non tiri questa pallina?»
Meglio, quando possibile, dire «Sì», ovvero proporre, guidare, indicare una direzione, piuttosto che negare o sbarrare la strada.
I nostri bimbi lo comprenderanno più prontamente e accetteranno più volentieri il nostro invito, specialmente se avremo saputo farci interpreti, al di là della richiesta spicciola, dei loro bisogni più profondi.
Il problema reale per un genitore, a mio avviso, più che dire di si o dire di no, è quello di imparare a stare in ascolto del proprio figlio.
Quello che noi definiamo Capriccio (perché si oppone alle regole che abbiamo prestabilito) è in realtà un messaggio criptato che il bambino ci lancia e che noi abbiamo il DOVERE di interpretare.  
Cosa lo ha scatenato?
Come posso prevenirlo la prossima volta?
Quale atteggiamento sarebbe meglio adottare la prossima volta?
L’atteggiamento critico è quindi fondamentale. 
Il capriccio è sicuramente l’espressione di un bisogno che a volte può essere ragionevole. Il capriccio può esprimere il bisogno di indipendenza (a 2 -3 anni), richiesta di affetto, fame, dolore, stanchezza, oppure una serie di emozioni quali paura, rabbia, gelosia… una serie di vissuti e di messaggi spesso molto sensati. 
Il messaggio è diverso a seconda dell’età del bambino, del contesto, degli antecedenti, del nostro sguardo sul mondo.
I capricci insomma, sono da considerare un passaggio obbligato nell'evoluzione del bambino. 

Sta al buonsenso di ogni genitore scegliere quando accontentare e quando no., sulla base della richiesta sottesa.
Liberamente tratto e rivisitato dall’intervista rilasciata Sabato 12 Maggio 2012 su Radio Hinterland (Milano) per il programma Genitori 3.0
Dott.ssa Anna La Guzza, psicologa clinica e scolastica (Milano)
www.psicologadeibambini.it 
Centro Psicologico Milano

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