I BAMBINI E LA MUSICA

la musica e i bambini
Piccoli Mozart, ovvero i bambini e la musica
Scritto da LUISA TATONI

Forse i nostri figli non avranno il genio precoce del piccolo Mozart, che a tre anni suonava il clavicembalo e a cinque componeva concerti, ma avviarli alla musica, fin dalla tenera età, è sicuramente una buona idea.  
Perché?   
Gli specialisti concordano sui benefici che apporta allo sviluppo: la musica ha un effetto calmante, sviluppa l’intelligenza, stimola entrambi gli emisferi cerebrali, aiuta a strutturare le aree dedicate alla logica e alla matematica, collabora all’apprendimento del linguaggio. E poi insegna a conoscere i propri stati d’animo e a esprimerli correttamente. 

I bambini e la musica, sin dalla tenera età

In passato la musica non entrava in contatto con i bambini prima della scuola elementare, ma i tempi sono cambiati. Oggi sarebbe sbagliato affermare che l’educazione musicale in Italia sia peggiore di quella proposta in altri paesi europei, anche grazie ai risultati positivi di numerose sperimentazioni.
I primissimi approcci avvengono al tempo dell’asilo nido. “Nei bambini piccoli si predilige l’esperienza diretta, che viene fatta con l’uso della voce, del gioco e di percussioni semplici – spiega Maria Camilla Ormezzano, maestra di violino e insegnante di scuola secondaria (ovviamente a indirizzo musicale) -. Durante la scuola materna si costruisce una propedeutica musicale, la cui didattica si muove tra la ritmica e le filastrocche. L’età per affrontare il primo spartito rimane fissata all’inizio della scuola primaria, quando si impara a leggere”. 
Che ne facciamo degli stonati?
Tutti i bimbi sono fatti per la musica? “Sì – risponde Maria Camilla Ormezzano -. Non esistono bambini stonati. Esistono solo bambini più o meno abituati a coesistere con la musica. Magari ci sono quelli che cantano in macchina con mamma e papà o al contrario quelli che in casa non ascoltano musica e non cantano. Orecchio e voce, invece, sono strumenti che vanno allenati. Quello che differenzia un bambino dall’altro è la sensibilità musicale. Ci sono bimbi che restano più colpiti e affascinati dal suono e dalla musica, altri meno. È un aspetto molto soggettivo”.
Per la maggioranza dei bambini “musica” vuol dire un’ora di lezione col flauto dolce a scuola. 
Esiste un’alternativa?  
“Il flauto dolce è uno strumento facile, versatile, ma soprattutto è adatto a classi dove venti e più bambini non riuscirebbero a utilizzare strumenti più impegnativi e ingombranti. Il flauto si compra in cartoleria, ha un costo contenuto e si trasporta con comodità. Forse bisognerebbe differenziare le lezioni di musica alternando momenti di ascolto guidato, canto e altro, come la ‘body percussion’, in modo da creare una complementarietà tra i diversi elementi”. 
Comunque, fa bene all’umore
Come reagiscono i bambini alla musica? “In tanti modi diversi. Ricordo un bimbo che ascoltando a occhi chiusi un brano per flauto traverso, a un certo punto ha aperto gli occhi, alzato la mano e detto: ‘Maestra, questa musica è proprio bella… mi fa venire voglia di baciare Emma!’. Oppure una bimba di tre anni che alla domanda: “Cosa vuole il direttore d’orchestra quando chiude le mani?” ha risposto: “Il ciuccio!”. 
Un bimbo di quattro anni, dopo l’ascolto di Toreador dalla Carmen di Bizet, alla domanda su chi fossero i toreri, ha detto: ‘sono quegli uomini che entrano nell’arena con un mantello rosso e poi, da alcuni cancelli, entrano le renne”. E ci sono tutti i nomi storpiati degli strumenti musicali: il fagottino, la cornamusa, il flauto duro, il chitarrone (al posto del contrabbasso), il tanguro, il violetto. Infine quella volta che i bambini ci chiesero: ‘Ma adesso che arriva l’estate e ci sono le vacanze non facciamo più musica?’ E noi maestre: ‘Per adesso no, ma ricominceremo dopo le vacanze’. E i bimbi: ‘Cioè tra quante nanne?’”.

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